Violenza nelle relazioni intime

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Parlare di violenza nelle relazioni intime è sempre, purtroppo, di grande attualità. Se è vero che ogni tre giorni una donna muore per le violenze riportate in famiglia, molte donne e minori subiscono quotidianamente violenza domestica, subita e assistita, e i dati che si conoscono sono assolutamente sottostimati per l’ancora enorme reticenza a denunciare.

Con il termine “reato di maltrattamento familiare” o “violenza nelle relazioni intime” (nella letteratura internazionale definita IPV – Intimate Partner Violence), si indica “Il comportamento all’interno di una relazione intima che causa un danno fisico, sessuale o psicologico, compresi atti di aggressione fisica, coercizione sessuale, abusi psicologici e comportamenti di controllo”, nella maggior parte dei casi esercitati da un uomo nei confronti della sua partner o della sua ex (OMS 2010).

Tali condotte sono reiterate nel tempo e sono caratterizzate da un escalation sia nella frequenza sia nell’entità dei comportamenti. La persona violenta dunque innesca un vero e proprio ciclo della violenza.

Nel 1983 Walker ha definito spirale della violenza “il progressivo e rovinoso vortice in cui la donna viene inghiottita dalla violenza continuativa, sistematica, e quindi ciclica, da parte del partner”.

Questo ciclo si articola in quattro fasi:

  1. Fase della crescita della tensione: fase in cui la violenza è caratterizzata dalla volontà di sminuire, mortificare e insultare la vittima, la quale cerca di evitare le violenze, ponendo tutta la sua attenzione sulla persona violenta, reprimendo i propri bisogni e soffocando le proprie paure. La vittima cerca di evitare situazioni conflittuali e abusi, per non provocare un’escalation della violenza.
  2. Violenza espressa: questa è la fase in cui la violenza si fa manifesta, le vittime reagiscono in modo diverso: fuggono o si ritraggono, contrattaccano o sopportano gli abusi. Questi momenti sono spesso associati alla paura della vittima di morire. La violenza subita, la perdita di qualsiasi controllo, nonché l’impressione di essere assolutamente inermi – oltre alle lesioni fisiche – producono gravi conseguenze psichiche. A livello fisico le lesioni sono ben visibili ed identificabili, quelle a livello psichico invece no, e variano dallo stato di choc, che può protrarsi per vari giorni, oppure disturbi legati alla cosiddetta sindrome post-traumatica, i quali si manifestano sul piano fisico, psichico e psicosomatico, depressione e idee suicidarie.
  3. Fase di pentimento e attenzioni amorevoli – fase di latenza o di “luna di miele“: è il momento in cui la persona violenta spesso mostra segni di pentimento, vorrebbe poter tornare indietro e promette di cambiare il proprio comportamento. Il pentimento sembra reale e fanno appello all’amore e al senso di responsabilità della vittima e promettono di cambiare. La vittima nella speranza che il/la partner cambi davvero, ritirano la richiesta di separazione o revocano la testimonianza resa per esempio nell’ambito di un procedimento penale. In questa fase tendono a rimuovere il ricordo dei maltrattamenti, a difendere l’autore/l’autrice delle violenze di fronte a terze persone e a sminuire le violenze subite.

La violenza domestica si caratterizza pertanto in:

  • cicli di violenza che si alternano a periodi di falsa riappacificazione
  • disponibilità della donna a dare una nuova opportunità al proprio partner nella speranza di riuscire ad ottenere un cambiamento
  • puntuale disattesa delle aspettative della donna e ripresentarsi dei comportamenti violenti del partner

Per interrompere la spirale della violenza è necessario riconoscersi “vittima”.

Si possono distinguere diverse forme di violenza:

Violenza fisica: si manifesta come un’aggressione corporea contro la persona con comportamenti quali: spintonare, colpire, schiaffeggiare, percuotere, strangolare, tirare i capelli, provocare ferite con calci, ustioni, armi contundenti e/o da fuoco sino all’uccisione.

Violenza psicologica: accompagna quasi sempre la violenza fisica ed in molti casi la precede. È ogni forma di abuso e mancanza di rispetto che lede l’identità della persona maltrattata. Si tratta spesso di atteggiamenti che si insinuano gradualmente nella relazione e che finiscono con l’essere accolti dalla vittima, al punto che spesso essa non riesce a vedere quanto siano dannosi e lesivi per la sua identità. Insulti, controllo, minacce, isolamento, minaccia di morte o di suicidio (anche davanti a terzi), ricatti, pressione psicologica a mezzo di danneggiamento di oggetti importanti e/o sevizie sino all’uccisione di animali domestici.

Violenza sessuale: consiste in comportamenti a sfondo sessuale e in ogni forma di sessualità attiva e passiva imposte contro la volontà, come ad es. ogni costrizione al sesso (anche con terzi o per soldi), ogni forma di denigrazione sessuale sino allo stupro.

Violenza economica: creare o mantenere una dipendenza economica, non dare alcun mantenimento o darlo in misura inadeguata, costringere all’assunzione di impegni finanziari, vietare o impedire il lavoro o la formazione, sfruttare il lavoro, abusare della disponibilità di mezzi finanziari.

Violenza assistita:si intende ogni situazione nella quale un bambino assista alla violenza tra soggetti appartenenti al nucleo familiare. Anche laddove una donna sia oggetto di violenza da parte del compagno, esistono due vittime: la donna, direttamente colpita e il bambino che assiste (Sternberg et al., 2006).

Stalking: termine inglese traducibile nell’italiano “fare la posta” e divenuto “atti persecutori” nel codice penale. Con questo termine si indica l’insieme di comportamenti persecutori ripetuti e intrusivi, come minacce, pedinamenti, molestie, telefonate o attenzioni indesiderate, tenuti da una persona nei confronti della propria vittima.

Gli atti violenti fisici hanno delle conseguenze psicologiche e quelli di violenza psicologica possono avere conseguenze sul piano fisico.

Gli specialisti dello Studio Archè offrono un percorso di consulenza, accogliendo le richieste d’aiuto, offrendo ascolto e sostegno nell’affrontare il giusto percorso di tutela e aiutare la vittima a ritrovare l’autostima e l’autonomia. Questo sostegno implicherà una chiara presa di posizione contro la violenza e l’attribuzione della responsabilità alla persona maltrattante.

ARCHE’ STUDIO DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA

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