Se un pappagallo “urla” tutto il giorno, la tentazione è pensare che lo faccia per dispetto. Poi ti fermi un attimo, lo guardi negli occhi, e capisci che sta solo parlando nel modo che la natura gli ha dato. La parte interessante è che, quasi sempre, sta anche dicendo qualcosa di molto preciso.
Prima di tutto, non è cattiveria: è comunicazione
I pappagalli sono animali sociali, abituati a vivere in gruppo. La voce è il loro megafono: serve per richiamare, avvisare, chiedere, protestare. In casa questo si traduce spesso in urla che, per noi, suonano “troppo”.
Se vuoi affrontare il problema senza aggiungere stress, la chiave è una sola: leggere il contesto. Un approccio da etologia, in pratica.
Le cause più comuni (e i segnali da notare)
Quando mi capita di aiutare qualcuno con un pappagallo rumoroso, faccio sempre la stessa domanda: “In quali momenti urla, e cosa succede un minuto prima?”
Ecco una mappa semplice per orientarti:
| Quando urla | Come suona | Causa probabile |
|---|---|---|
| All’improvviso, tono teso | acuto, “allarme” | paura o stress (rumori, odori, movimenti, persone nuove) |
| Appena esci di casa o cambi stanza | insistente, “ti chiama” | ansia da separazione, solitudine |
| A blocchi durante la giornata | ripetitivo, frustrato | noia, energia repressa, poca attività |
| Vicino all’orario dei pasti o quando si avvicina al fondo gabbia | lamentoso, “richiesta” | bisogni fisiologici (fame, sete, gabbia sporca, posatoio scomodo) |
| In certi periodi o nel pomeriggio | più territoriale | fase ormonale o riproduttiva, aumento dei richiami |
Un dettaglio utile: se insieme alle urla compaiono aggressività, piume arruffate costanti, respirazione affannosa, o cambi drastici di appetito, è prudente coinvolgere un veterinario aviare.
Calmarlo senza stress: la strategia in 5 mosse
Qui funziona tutto ciò che è graduale e prevedibile. L’obiettivo non è “zittirlo”, ma abbassare il bisogno di urlare.
1) Riduci i trigger (prima ancora di educare)
Sembra banale, ma è spesso risolutivo:
- sposta la gabbia in una zona stabile e non di passaggio continuo
- evita correnti d’aria e sbalzi di luce
- crea un ritmo regolare giorno notte (una copertura parziale la sera può aiutare, se il pappagallo la tollera)
Se urla quando parte l’aspirapolvere o quando entrano ospiti, non “resistere e basta”: anticipa l’evento, abbassa l’intensità, e dagli un’alternativa (un gioco, un premio, una stanza più quieta).
2) Controlla i bisogni base, ogni giorno
Quando un pappagallo è scomodo, si fa sentire. Verifica:
- acqua pulita e sempre disponibile
- cibo fresco e coerente con la specie
- fondo e ciotole puliti
- posatoi stabili (diametri diversi, niente superfici scivolose)
Piccole correzioni qui possono dimezzare le urla.
3) Spegni la noia con “lavori” da pappagallo
Il segreto è l’arricchimento ambientale, cioè cose da fare con becco e zampe:
- giochi da distruggere (cartone pulito, legnetti adatti)
- cibo nascosto in modo semplice (foraging)
- rotazione dei giochi ogni pochi giorni (non tutto insieme)
E se possibile, aumenta il tempo fuori gabbia in sicurezza, perché movimento e curiosità drenano energia.
4) Gestisci l’attenzione: non rinforzare le urla
È la parte più difficile emotivamente. Se corri da lui ogni volta che urla, anche solo per dire “basta”, lui impara che urlare funziona.
Prova così:
- aspetta un secondo di silenzio, anche brevissimo
- entra, saluta con calma
- premia il comportamento tranquillo con voce dolce, interazione o un boccone adatto
Questo è rinforzo positivo puro, senza scontri.
5) Crea una routine sociale prevedibile
I pappagalli amano sapere cosa succede dopo:
- stessi orari indicativi per pasti e interazioni
- mini rituali di “arrivo e partenza” neutri (poche parole, tono stabile)
- sessioni brevi ma frequenti di attenzione quando è calmo
Quando chiedere aiuto
Se dopo 2 o 3 settimane di routine, arricchimento e gestione dei trigger non cambia nulla, oppure se vedi segnali di disagio profondo, ha senso contattare un educatore esperto in pappagalli o un veterinario comportamentalista. A volte c’è un dettaglio nascosto (dolore, frustrazione, errori di gestione) che da fuori si individua subito.
Alla fine, la verità è questa: un pappagallo che grida tutto il giorno non sta “facendo casino”, sta chiedendo un ambiente più leggibile, più ricco, più sicuro. E quando glielo dai, spesso il silenzio arriva quasi da solo.




