C’è un momento, spesso davanti allo specchio o infilando i jeans preferiti, in cui ti accorgi che lì, proprio sui fianchi, sembra essersi “appoggiato” qualcosa che non avevi invitato. Le cosiddette maniglie dell’amore sono così: discrete ma tenaci. La buona notizia è che si possono ridurre visibilmente con un mix intelligente di allenamento e alimentazione, anche se non sempre spariscono del tutto.
Cosa sono davvero le maniglie dell’amore (e perché compaiono)
Le maniglie dell’amore sono accumuli di grasso localizzato su fianchi, addome e parte bassa della schiena. A volte arrivano dopo periodi di sedentarietà, stress, sonno scarso o alimentazione disordinata. Altre volte, semplicemente, fanno parte della nostra conformazione genetica: il corpo sceglie dove conservare le riserve, un po’ come un magazzino che preferisce sempre lo stesso scaffale.
Qui sta la chiave: non esiste il “dimagrimento localizzato” perfetto, ma esiste un lavoro efficace su core, postura, massa muscolare e riduzione complessiva del grasso.
Gli esercizi che colpiscono il punto giusto
Se dovessi immaginare la zona fianchi come una cintura, l’obiettivo è rinforzare tutto ciò che sta sotto: addominali, obliqui, lombari, glutei. E farlo con costanza.
Plank: il grande classico che non perdona (ma ripaga)
Il plank è uno degli esercizi più utili per contrastare le maniglie dell’amore perché allena il core in modo completo.
Come eseguirlo bene:
- Mettiti su mani e ginocchia, poi appoggia gli avambracci su un tappetino con gomiti a 90°.
- Distendi una gamba dietro, contrai l’addome, poi allunga anche l’altra.
- Sistema il corpo in una linea dritta (testa, schiena, bacino, talloni).
- Mantieni la posizione da 30 secondi fino a 2 minuti, respirando in modo regolare.
Dettaglio che fa la differenza: se il bacino “cade”, il lavoro si sposta e perdi efficacia. Pensa di avvicinare l’ombelico alla colonna, senza trattenere il fiato.
Crunch incrociato: il focus sugli obliqui
Il crunch incrociato è un alleato diretto perché coinvolge in modo netto gli obliqui, spesso protagonisti dell’aspetto delle maniglie.
Esecuzione:
- Sdraiati sulla schiena, ginocchia piegate e piedi a terra.
- Braccia incrociate, mani alle spalle (senza tirare il collo).
- Solleva il busto con l’addome e porta il ginocchio destro verso la spalla sinistra per 10 ripetizioni.
- Ripeti portando il ginocchio sinistro verso la spalla destra.
Sensazione corretta: bruciore sugli addominali, non tensione al collo.
Come costruire una mini-routine (semplice, ma seria)
Se vuoi qualcosa di pratico, prova 3 volte a settimana:
- Plank: 3 serie da 30 a 60 secondi
- Crunch incrociato: 3 serie da 10+10
- Camminata veloce o cyclette: 20 minuti a ritmo sostenuto
E sì, farsi aiutare da un trainer per un piano mirato può cambiare tutto: postura, progressioni, tecnica e motivazione. A volte basta una correzione di 2 centimetri per “accendere” i muscoli giusti.
Alimentazione: la leva che accelera il cambiamento
Allenarsi è potente, ma l’aspetto dei fianchi spesso risponde ancora di più a ciò che mangiamo ogni giorno. Qui entra in gioco la dieta mediterranea, una strategia concreta e sostenibile.
Alimenti che aiutano davvero
Punta su:
- Bacche (fragole, mirtilli, lamponi, more)
- Agrumi (arance, pompelmi, limoni)
- Verdure a foglia verde (spinaci, cavoli, broccoli)
- Carne magra, pesce, uova
- Legumi (lenticchie, fagioli)
- Olio d’oliva, semi e noci
- Avena e riso integrale
Questi cibi aiutano perché favoriscono sazietà, gestione della fame e un apporto più stabile di energia, principi alla base della dieta mediterranea.
La verità che nessuno dice: genetica e aspettative
Se le maniglie dell’amore sono in parte genetiche, è possibile che non spariscano al 100%. Ma puoi ottenere una cosa molto più importante: un addome e una vita più compatti, una postura più forte e una silhouette più armonica.
Prima di cambi drastici, soprattutto se vuoi perdere peso in modo significativo, è consigliabile confrontarsi con un nutrizionista specializzato. Perché la trasformazione migliore non è quella veloce, è quella che riesci a mantenere.




