Ti è mai capitato di finire di lavare i piatti, guardarli lì “puliti” sullo scolapiatti e pensare, ok, missione compiuta? Anch’io l’ho fatto per anni. Poi ho iniziato a notare una cosa: a volte restava un odore leggero, altre volte i bicchieri sembravano limpidi ma “appiccicosi” al tatto. E lì ho capito che l’inganno non sta nel detersivo, ma in due gesti finali che quasi tutti sottovalutiamo.
L’errore che rovina tutto: lasciarli bagnati ad asciugare
Il punto è semplice, se le stoviglie restano bagnate sullo scolapiatti o su un panno umido, stai creando un microclima perfetto per la proliferazione dei batteri. Non serve immaginare scenari apocalittici, basta pensare a una spugna lasciata in un angolo: umidità, residui microscopici, aria non proprio “pulita”. Ed ecco che la tua presunta disinfezione si indebolisce proprio alla fine.
C’è anche un secondo dettaglio: lo scolapiatti e il piano sotto spesso raccolgono goccioline, schizzi e acqua stagnante. Se non li pulisci regolarmente, rischi contaminazioni crociate mentre l’acqua scende e rimbalza.
L’altro errore comune: risciacquo superficiale (come lo shampoo)
Hai presente quando sciacqui i capelli troppo in fretta e senti che lo shampoo è ancora lì? Con i piatti succede qualcosa di simile. Un risciacquo rapido lascia:
- residui di detersivo
- micro tracce di grasso
- particelle di cibo negli incavi (bordi, manici, guarnizioni)
E quelle tracce, anche se invisibili, possono proteggere i microrganismi e rendere il lavaggio meno efficace di quanto pensi.
La sequenza che cambia davvero il risultato
Qui la differenza la fa l’ordine, perché ti aiuta a mantenere l’acqua più pulita e il lavaggio più efficace.
Pulisci prima il lavello
Trattalo come una stoviglia: bordi, fondo e soprattutto scarico. Se parti da un lavello “sporco”, stai lavando nel punto più contaminato della cucina.Usa acqua calda, non tiepida
Idealmente almeno 45°C: scioglie meglio i grassi e rende il detersivo più attivo. Se ti dà fastidio, i guanti sono un alleato semplice e sottovalutato.Ammollo breve e intelligente
Poca acqua, un po’ di detersivo, e 5-10 minuti per le incrostazioni. Non serve riempire tutto il lavello fino all’orlo per ottenere risultati.Ordine di lavaggio
Inizia da ciò che è meno sporco, così non “spalmi” unto ovunque:
- bicchieri e tazze
- posate
- piatti
- contenitori e padelle
- pentole molto unte (per ultime)
Risciacquo: lento, mirato, completo
Se c’è un momento in cui vale la pena rallentare, è questo. Passa ogni pezzo sotto acqua corrente e controlla:
- il bordo dei piatti
- il fondo esterno (spesso dimenticato)
- le zone concave di mestoli e cucchiai
- i manici, soprattutto dove le dita si appoggiano
L’obiettivo è arrivare a una superficie “nuda”, senza patine.
Asciugatura: la vera “chiusura” del lavaggio
Questo è il punto che risolve la promessa di piatti davvero igienici. Se vuoi ridurre al minimo la carica microbica:
- asciuga subito con carta assorbente o un panno in microfibra pulito e asciutto
- evita di lasciare le stoviglie a lungo in ambiente umido
- se usi un panno, cambialo spesso (un panno che “sa di umido” non dovrebbe mai toccare un bicchiere)
Sì, è un gesto in più, ma è quello che impedisce all’umidità di fare da incubatrice.
Manutenzione extra: spugna e scolapiatti non sono neutrali
La spugna è utilissima, ma può diventare il punto più “carico” della cucina. Regole pratiche:
- strizzala bene e lasciala asciugare in verticale
- sostituiscila spesso
- pulisci e asciuga anche lo scolapiatti e il vassoio sotto, perché lì l’acqua si ferma
Se vuoi la sanificazione “totale”
Per un livello più alto di sanificazione, il passaggio finale può essere acqua molto calda: circa 80°C per 2 minuti (attenzione a mani e superfici). In alternativa, quando possibile, una lavastoviglie a pieno carico in modalità eco offre temperature e tempi che aiutano.
Alla fine la verità è rassicurante: non stai “sbagliando tutto”, stai solo perdendo efficacia negli ultimi due minuti. E sono proprio quei due minuti, risciacquo accurato e asciugatura immediata, a fare la differenza tra pulito e davvero igienico.




