Chiacchiere croccanti e bollose: il trucco della nonna per farle come in pasticceria

C’è un momento preciso in cui capisci che le chiacchiere verranno davvero “come in pasticceria”: quando le butti nell’olio e, in pochi secondi, si gonfiano in piccole onde croccanti, piene di bolle. Sembra magia, invece è un insieme di gesti semplici, quelli che la nonna non spiegava con parole complicate, ma con un “non lavorare troppo, fidati”.

Il segreto vero: un impasto “ruvido” (e perché funziona)

La tentazione è sempre la stessa: impastare finché diventa liscio e perfetto. Ecco, per le chiacchiere è l’opposto. Il trucco sta nel fermarsi prima.

Un impasto poco lavorato resta leggermente irregolare, con una struttura che in frittura aiuta a creare quelle bolle leggere e la croccantezza “crack” sotto i denti. A dare una mano c’è anche l’alcol, che evapora in fretta e spinge l’impasto a gonfiarsi.

Per capirci con un’immagine semplice, è come stendere una coperta con piccole pieghe: quando arriva il calore, quelle pieghe diventano volume.

Ingredienti (per circa 6 persone)

  • 250 g farina 00 setacciata
  • 30 g zucchero
  • 1 uovo intero
  • 30 ml olio di semi (delicato)
  • 50 ml vino bianco secco freddo di frigo
  • Scorza grattugiata di 1 limone non trattato
  • 1 pizzico di sale
  • 3 g ammoniaca per dolci (oppure 6 g lievito per dolci)
  • Olio di semi di arachide per friggere
  • Zucchero a velo q.b.

Metodo

  1. Mescola le polveri: setaccia la farina in una ciotola, aggiungi zucchero, sale e ammoniaca (o lievito). Mescola solo quanto basta per distribuire tutto.
  2. Prepara i liquidi: in un’altra ciotola sbatti uovo, olio, vino freddo e scorza di limone.
  3. Impasta poco: versa i liquidi nella farina e lavora con le mani il minimo indispensabile, finché ottieni un panetto un po’ ruvido. Non cercare la seta, qui serve la grana.
  4. Riposo coperto: avvolgi o copri l’impasto e lascialo riposare almeno 30 minuti. Questo rilassa il glutine e rende la stesura più facile, oltre ad aiutare bolle più regolari.
  5. Stesura sottilissima: stendi l’impasto molto sottile (anche con la macchina per la pasta). Taglia strisce con rotella dentellata e fai un taglietto centrale, se vuoi la forma tradizionale.
  6. Frittura breve e controllata: scalda l’olio a 170-175°C. Friggi poche chiacchiere per volta (2-4), girandole quasi subito, bastano pochi secondi per lato. Devono dorare appena, non scurire.
  7. Scola e aspetta: mettile su carta assorbente, poi lasciale raffreddare all’aria. Solo quando sono fredde spolvera lo zucchero a velo.

La temperatura dell’olio: il dettaglio che cambia tutto

Qui non si bara. Se l’olio è troppo freddo, le chiacchiere assorbono grasso e diventano pesanti. Se è troppo caldo, colorano fuori e restano meno leggere.

Una mini-tabella mentale utile:

OlioCosa succedeRisultato
< 170°Cfrigge lentamentepiù unto, meno bolle
170-175°Cfrittura rapidabolle, leggerezza, croccantezza
> 180°Ccolorisce troppogusto amaro, rischio bruciature

I trucchi della nonna (quelli che fanno la differenza)

  • Vino freddo (o grappa/rum nelle varianti): l’alcol evapora e crea micro-esplosioni di aria.
  • Ammoniaca per dolci: non si sente nel risultato finale e regala una friabilità tipica da pasticceria, simile a certi biscotti tradizionali.
  • Stesura molto sottile: più sottile è, più “scoppiettano” in frittura.
  • Pochi pezzi alla volta: l’olio non deve calare di temperatura e le chiacchiere non vanno mai sovrapposte.
  • Zucchero a velo solo da fredde: se lo metti subito, si scioglie e “ammolla” la superficie.

Varianti intelligenti (senza perdere il cuore della ricetta)

Se vuoi sperimentare, resta dentro questa logica: alcol, poca lavorazione, stesura sottile.

  1. 2 uova + grappa/rum al posto del vino, più ricche e profumate.
  2. Burro fuso e latte, più rotonde nel gusto, meno “asciutte”.
  3. Vaniglia e grappa, per un aroma da festa.

In fondo le chiacchiere sono un piccolo rituale di Carnevale, una tradizione che cambia nome e forma a seconda della zona, ma resta sempre la stessa promessa: un morso leggero che fa rumore, proprio come deve. E sì, il trucco della nonna è reale: non perfezionare l’impasto, lascia che sia lui a fare il suo spettacolo nell’olio. Per curiosità, questo tipo di dolci rientra spesso nella grande famiglia delle preparazioni di frittura, dove tempo e temperatura valgono più di mille decorazioni.

Redazione Psicologia News

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