Allerta risparmiatori: ecco i nuovi buoni postali con i rendimenti più alti del momento

C’è un momento, quando senti la parola “allerta”, in cui ti viene spontaneo stringere un po’ di più il portafoglio. Eppure l’allerta, per chi risparmia, non è sempre un campanello di panico, a volte è un invito a guardare meglio. In questo caso significa: ci sono nuovi Buoni Fruttiferi Postali (BFP) 2026 che, se incastrati bene nel tuo piano, oggi possono offrire i rendimenti più alti della gamma, fino al 3% annuo lordo.

Che cosa sta cambiando davvero nei BFP 2026

La novità non è solo il “numero” del rendimento. È il contesto: alcune linee puntano a premiare chi porta nuova liquidità, cioè soldi “freschi” versati su libretto o conto abilitato, e chi accetta una durata precisa (4, 12, 20 anni). In pratica, la resa migliore non è per tutti, ma per chi rispetta alcune condizioni.

E qui arriva la parte interessante: se ti organizzi prima, puoi scegliere il buono giusto senza scoprire a metà strada che “mancava un requisito”.

I buoni con i rendimenti più alti del momento (e per chi hanno senso)

Di seguito trovi le linee più citate per rendimento, con l’idea chiave per capire a colpo d’occhio se fanno per te.

LineaDurataRendimento lordo annuo a scadenzaPer chi è adatto
3×4 (tassi crescenti)12 annifino al 3% (a scatti)Chi vuole un orizzonte lungo e progressivo
Premium 4 anni / Buono 1004 annifino al 3%Chi ha nuova liquidità e vuole una durata breve
Ordinario20 annifino al 2,50%Chi può “dimenticare” il capitale a lungo
Rinnova 4 anni4 anni1,50%Chi reinveste buoni in scadenza
Indicizzato all’inflazione10+ annifisso + variabileChi vuole una protezione legata al costo della vita
4 anni Plus / Risparmio semplice4 anni1,25%–1,50%Chi preferisce accumulare con regolarità
6 mesi6 mesi1,25% lordoChi cerca parcheggio breve e flessibile

Il “trucco” del 3×4: come funziona il rendimento a scalini

Il Buono 3×4 è uno di quelli che, letti di fretta, sembrano sempre al 3%. In realtà è più sottile e, se vuoi, anche più onesto: i tassi crescono col tempo. L’idea è questa:

  1. 1% dopo 3 anni
  2. 1,50% dopo 6 anni
  3. 2,25% dopo 9 anni
  4. 3% dopo 12 anni

Questo significa che la promessa massima si realizza solo restando fino in fondo. E attenzione al dettaglio operativo: di solito il rimborso è possibile anche prima, ma prima di 12 mesi su alcune emissioni potresti non maturare interessi. Quindi è perfetto se lo vivi come “cassaforte a lungo”, non come salvadanaio di emergenza.

Premium 4 anni e Buono 100: rendimento alto, ma con una condizione

Se ti interessa il massimo rendimento su una durata relativamente breve, le linee Premium 4 anni (e il cosiddetto Buono 100) sono spesso in cima alla lista, proprio per quel fino al 3% annuo lordo in 4 anni.

Il punto è che non sono “aperti” a qualsiasi versamento. L’accesso è legato alla nuova liquidità: in pratica devi portare fondi aggiuntivi, non solo spostare soldi già presenti.

Se hai un capitale fermo altrove e stai valutando dove metterlo, qui il buono diventa una scelta concreta. Se invece stai solo ruotando liquidità interna, potresti non rientrare nei requisiti.

Tassazione e bollo: quanto resta davvero in tasca

Uno dei motivi per cui i BFP restano popolari è la tassazione agevolata al 12,5% sugli interessi (la stessa logica tipica dei titoli pubblici). In altre parole, sul guadagno paghi meno rispetto a molte alternative.

Da ricordare anche l’imposta di bollo: 0,20% annuo applicata solo se superi 5.000 euro complessivi di prodotti finanziari soggetti a bollo. Questa soglia, nella vita vera, fa la differenza per chi sta costruendo gradualmente.

Sicurezza e liquidabilità: perché piacciono ai risparmiatori prudenti

I BFP hanno un fascino semplice: niente oscillazioni di prezzo giornaliere, niente “sale e scende” che ti fa controllare l’app ogni sera. Sono strumenti legati al risparmio postale e alla cornice della finanza pubblica, con una logica vicina ai titoli di Stato e al mondo della inflazione quando si sceglie la versione indicizzata.

Prima di sottoscrivere, io mi farei sempre tre domande, rapide ma decisive:

  • Mi serve questa somma prima della scadenza, anche solo “forse”?
  • Ho nuova liquidità reale per accedere ai migliori rendimenti?
  • Sto scegliendo un buono per tranquillità o per massimizzare il rendimento?

La risposta all’allerta: cosa fare adesso

L’allerta, quindi, non è “corri a comprare”. È: controlla quali serie sono attive, capisci se rientri nelle condizioni (soprattutto per i Premium), e scegli la durata che non ti costringerà a rimborsi anticipati poco convenienti.

I tassi citati fanno riferimento alle condizioni comunicate tra febbraio 2025 e 2026, quindi l’ultimo passo è semplice e fondamentale: verifica l’aggiornamento sul sito di Poste o allo sportello, perché basta una variazione di serie per cambiare il rendimento finale. E a quel punto sì, l’allerta diventa un vantaggio concreto.

Redazione Psicologia News

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