Ti è mai capitato di fare i conti a fine mese e pensare, anche solo per un attimo, “Sto pagando il giusto?” Con colf e badanti succede spesso: tra livelli, ore, contributi e aumenti, basta poco per finire a pagare troppo, o peggio, troppo poco rischiando di mettere in difficoltà chi lavora con te (e anche te stesso).
Nel 2026 la “paga oraria giusta” non è un’opinione: dipende dal livello contrattuale e dalle ore settimanali, secondo le tariffe aggiornate con il rinnovo del CCNL lavoro domestico del 28 ottobre 2025.
La base: la paga oraria minima nel 2026 (tempo indeterminato)
Partiamo dal dato che chiarisce quasi tutto: la retribuzione oraria minima cambia in base al livello. Se il contratto è a tempo indeterminato, le tariffe orarie 2026 sono:
| Livello | Paga oraria (€) |
|---|---|
| A | 6,51 |
| AS | 6,76 |
| B | 7,01 |
| BS | 7,45 |
| C | 7,86 |
| CS | 8,30 |
| D | 9,57 |
| DS | 9,97 |
Un dettaglio che vedo spesso sottovalutato: il livello BS è tra i più frequenti, soprattutto quando si parla di badanti conviventi o assistenti con buona esperienza nella gestione quotidiana della casa.
Come capire il livello “giusto” (e non improvvisare)
Qui vale una regola semplice: non si sceglie il livello “a sensazione”, si guarda alle mansioni e al grado di responsabilità. Se ti aiuta, puoi farti queste domande pratiche:
- Fa solo pulizie e riordino, oppure cucina e gestisce più attività?
- C’è assistenza alla persona (igiene, mobilità, somministrazione pasti)?
- È autonoma nell’organizzazione della giornata?
- Vive in casa (convivenza) o viene a ore?
Il livello corretto è ciò che rende la relazione chiara e sostenibile, anche perché la paga minima è un punto di partenza, non un tetto.
Il pezzo “invisibile”: i contributi INPS nel 2026
La cifra in busta paga non è tutto. Sul costo reale incidono i contributi INPS, che vanno calcolati in base alla retribuzione oraria effettiva, alla fascia contributiva e alla tipologia di rapporto.
Per rapporti a tempo indeterminato con orario superiore a 24 ore settimanali, la soglia chiave è questa:
- fino a € 9,61 di retribuzione oraria effettiva: contributo orario € 1,25, di cui € 0,31 a carico del lavoratore
- oltre € 9,61: si entra in una fascia con contributo orario più alto (variabile)
Il dettaglio operativo da ricordare, perché evita dimenticanze e sanzioni: i contributi si versano trimestralmente. È il classico punto in cui “ci si perde”, soprattutto quando cambiano ore o paga.
Gli aumenti dal 2026: cosa cambia davvero in tasca
Il rinnovo introduce un incremento progressivo dei minimi salariali. Tradotto, i minimi crescono a scaglioni:
- Dal 1° gennaio 2026: +40 € lordi/mese
- Dal 1° gennaio 2027: +30 € lordi
- Dal 1° gennaio 2028: +15 € lordi
- Dal 1° settembre 2028: ulteriori +15 €
A regime si arriva fino a circa +100 € lordi mensili (soprattutto sui livelli più diffusi). È un aumento “a gradini”, quindi conviene pianificare già oggi il budget dei prossimi anni.
Quanto ti costa davvero? Una stima realistica
Sommando aumento dei minimi e contributi, molte famiglie vedranno salire la spesa. Stime editoriali indicano che una collaborazione regolare a tempo pieno potrebbe aumentare di 80-100 € al mese già dal 2026. Non è poco, ma è anche il prezzo della regolarità, della tutela, della tranquillità.
Bonus competenze: la certificazione che aumenta la paga
C’è poi una novità che premia la professionalità: chi possiede la certificazione UNI 1176:2019 ottiene un riconoscimento più alto, +30 € al mese da gennaio 2026 (prima era +11). È un segnale chiaro: investire in formazione conta, e viene riconosciuto.
Se vuoi un consiglio “da vita vera”: quando rivedi la paga, rivedi anche livello, ore, e contributi, tutto insieme. È lì che si capisce se stai pagando troppo, o troppo poco, e si rimette in equilibrio un rapporto che, alla fine, è fatto di fiducia, regole e quotidianità. E sì, anche un po’ di contratto ben scritto.




