Ti è mai capitato di sentire quel gorgoglio fastidioso nel termosifone e pensare, “Vabbè, lo spurgo e passa”? È proprio lì che molti si fregano da soli: la fretta, la sicurezza di “saperlo fare”, e un dettaglio apparentemente banale che può rendere inutile tutta l’operazione, oltre a farti rischiare una scottatura.
L’errore che rovina tutto: non spegnere l’impianto
L’errore più comune quando si spurga un termosifone è iniziare con l’impianto ancora acceso o appena spento. Con l’acqua in circolo e spesso molto calda, l’aria non si comporta come dovrebbe, e tu ti ritrovi a:
- aumentare il rischio di scottature (basta un getto improvviso di acqua calda)
- ottenere uno spurgo poco efficace, perché la pressione e il flusso possono “rimescolare” aria e acqua
- confondere i segnali, gorgoglii che sembrano sparire e poi tornano
Il gesto giusto è semplice: spegni l’impianto, aspetta che i radiatori si raffreddino quel tanto che basta, poi procedi con calma.
Preparazione: le piccole dimenticanze che allagano (o sporcano)
Qui si gioca una buona metà del successo. Prima di toccare la valvolina di sfiato, assicurati di avere tutto sotto controllo.
- Contenitore o panno: metti un bicchiere, una ciotola o un piccolo secchio sotto lo sfiato, e tieni un panno pronto.
- Manopola completamente aperta: la valvola del termosifone, o la valvola termostatica se presente, va portata al massimo. È come aprire una finestra invece di socchiuderla, l’aria trova la strada più facilmente.
- Attrezzo giusto: spesso serve una chiavetta di spurgo o un piccolo cacciavite, dipende dal modello.
Un dettaglio importante: la valvola di sfiato di solito è una piccola vite metallica in alto, sul lato del termosifone. Non è la stessa cosa della valvola con la manopola che regola il calore.
L’ordine corretto: non è un capriccio
Spurgare “a caso”, magari partendo dal termosifone che fa più rumore, è un altro errore classico. La regola pratica è seguire la logica del circuito:
- Parti dai termosifoni più vicini alla caldaia.
- Se la casa ha più piani, inizia dai piani più bassi.
- Procedi via via verso quelli più lontani e più in alto.
Così accompagni l’aria lungo il percorso naturale, invece di spostarla avanti e indietro come una pallina in un flipper.
Il momento decisivo: non chiudere troppo presto
Questa è la scena tipica: apri la valvolina, senti uscire aria, poi un po’ d’acqua schizza nel contenitore e tu richiudi subito. Sembra fatto, ma spesso non lo è.
Lo spurgo è davvero completato solo quando:
- l’acqua esce in modo costante
- non ci sono più bolle o gorgoglii
- il getto diventa regolare, senza sputi d’aria
Apri lentamente, lascia sfiatare, richiudi con delicatezza appena il flusso è stabile. Qui vince la pazienza.
Estate: l’errore “invisibile” che si paga in inverno
C’è un’abitudine che sembra controintuitiva ma aiuta molto: nei mesi caldi, quando l’impianto è fermo, conviene lasciare le valvole termostatiche completamente aperte. In questo modo riduci il rischio di piccoli blocchi e ostruzioni, e quando torni ad accendere in autunno lo spurgo risulta più semplice.
Non è magia, è solo manutenzione preventiva fatta con un gesto che non costa nulla.
Perché ne vale la pena: comfort e risparmio reale
Un termosifone pieno d’aria scalda male, spesso solo nella parte bassa, e ti spinge ad alzare la temperatura per compensare. Con uno spurgo fatto bene puoi migliorare la resa dell’impianto e arrivare a un risparmio fino al 15% sui costi di riscaldamento, oltre ad avere stanze più uniformi e meno rumori.
Se vuoi un promemoria mentale semplice, ricordati questo: impianto spento, ordine corretto, valvola giusta, e chiudi solo quando esce solo acqua senza bolle. Il resto è solo pratica. E la prossima volta, quel gorgoglio lo sentirai meno, e lo affronterai meglio.




