Non commettere anche tu questo errore, la scorza del parmigiano non va gettata. Devi usarla così

Ti è mai capitato di finire un pezzo di Parmigiano e restare con quella crosta dura in mano, come se fosse “la parte che non serve”? A me sì, per anni. Poi ho scoperto che stavo buttando via una piccola miniera di sapore. E da quel momento, ogni volta che vedo una scorza, non penso più a un rifiuto, ma a un ingrediente.

La verità sulla crosta: si mangia davvero?

Sì, la crosta del Parmigiano Reggiano (e anche del Grana) è commestibile al 100%. È formaggio a tutti gli effetti, solo più asciutto e compatto perché ha perso umidità durante la stagionatura. La cosa importante è trattarla bene: pulirla, ammorbidirla e poi usarla nel modo giusto.

Prima regola: pulizia e ammollo (il passaggio che cambia tutto)

Prima di cucinarla, fai questo piccolo rituale, semplice ma fondamentale:

  1. Lava la crosta sotto acqua corrente.
  2. Raschia la superficie con un coltello per eliminare eventuali residui o parti scure.
  3. Ammolla in acqua per 1 o 2 ore (anche di più, se è molto stagionata).
    Risultato? Diventa più morbida e pronta a sciogliere il suo sapore nei piatti.

Questo è un gesto perfetto da cucina antispreco, nel senso più concreto del termine: recuperi gusto, riduci scarti e risparmi anche un po’ di sale.

Il suo regno naturale: brodi, zuppe e minestroni

Se vuoi un uso “sicuro” che funziona sempre, parti da qui. La crosta è come un dado naturale: non invade, ma dà profondità.

  • Brodo di carne o verdure: aggiungila verso fine cottura e lascia che rilasci lentamente il suo gusto.
  • Minestrone e zuppe di legumi o cereali: la differenza si sente, soprattutto se stai facendo una versione povera di ingredienti.
  • Zuppe di riso, farro, orzo: rende tutto più rotondo e appagante.

E la parte più bella? A fine cottura puoi anche mangiarla: diventa tenera, un po’ elastica, super saporita.

Il “brodo di croste” (da tenere come asso nella manica)

Quando ne accumuli un po’, puoi farci un brodo dedicato:

  • croste ammollate
  • carota, sedano, cipolla
  • un pezzetto di pomodoro (anche solo un cucchiaio di passata)

Cuoci circa 40 minuti, filtra se vuoi, e usalo come base per pasta, riso, risotti. È un modo semplice per dare una firma “da trattoria” anche a un piatto del lunedì.

Salse e cremosità: quando vuoi un sapore più profondo

La crosta è perfetta anche nelle preparazioni dove cerchi corpo e umami.

  • Sugo di pomodoro: mettila dentro mentre sobbolle. A fine cottura la togli, oppure la servi a parte a chi ama il boccone filante.
  • Fonduta furba: scaldala in latte o panna a fuoco dolce finché non diventa cremosa. È più rustica di una fonduta classica, ma sorprendente.
  • “Ragù” di croste senza carne: rosola un soffritto, aggiungi vino, passata, alloro e croste a pezzetti. Cottura lenta e paziente, il risultato è intenso e confortante.

Se ti interessa il perché funziona così bene, pensa al formaggio come a un concentrato di umami: la crosta è la sua versione più “compatta”.

Croccante e irresistibile: fritte, al forno, in padella

Qui entriamo nel territorio degli aperitivi che finiscono in due minuti.

  • Fritte: taglia a cubetti o listarelle e friggi in olio caldo finché non si gonfiano e diventano croccanti.
  • Al forno o grigliate: abbrustolisci per ottenere bocconi filanti e dorati, perfetti con salse o verdure.
  • In padella antiaderente: dopo l’ammollo, rosola pochi minuti. Fuori si tosta, dentro resta morbida.

Idee extra, quando vuoi fare un passo in più

  • Tritata fine e gratinata su verdure o lasagne per una nota croccante.
  • A pezzetti nell’impasto di polpette, pane o focacce per un sapore più ricco.

La prossima volta che finisci il Parmigiano, non fare l’errore di sempre. Metti la crosta in una ciotola d’acqua, e poi in pentola. Ti assicuro che, da quel momento, ti sembrerà strano averla buttata anche solo una volta.

Redazione Psicologia News

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